Monday, October 20, 2014

estratto dai diari del Vietnam #2 - la partenza


"E' la sensazione di cold day in the sun : paura ed emozione insieme. Ed è semplicemente stupendo!


Amsterdam, Amstel
05.02.2011
08:02 a.m.
In un misto di vento caldo e confusione comincia il nostro viaggio, e sono serena. 
Tuttavia, c'è qualcosa che mi da fastidio e mi chiedo cosa sia. Sarà tutta questa calma? 
Il tempo passa lento e io ho voglia di essere già kilometri e kilometri lontana da Amsterdam, con la speranza di lasciarmi demoni e fantasmi alle spalle.

(8:30) Amsterdam- Den Haag - Antwerpen - (12.30) Bruxelles - Londra - Doha - (tre giorni dopo) Repubblica Socialista del Vietnam.

A meno di 140km da Calais mi chiedo quanti autobus semivuoti come questo circolano per le strade d'Europa. In un continente in cui si calcolano almeno due auto per famiglia, si permette ad autobus semivuoti di percorrere la loro tratta giornaliera, no matter what. E' questo Occidente viziato e pieno di se' l'ambiente in cui ho passato 29 anni, l'unico che abbia mai conosciuto direttamente e che sto finalmente lasciando alle mie spalle.

Questo bizzarro giro per Olanda, Francia e Inghilterra ci porterà alla fine verso Sud-Est. un viaggio a ritroso nella storia e nel tempo; quasi un tentativo di dare un senso a questi 29 anni passati, scoprendo una cultura diversa e, con essa, qualcosa in più anche di me stessa.

E' incredibile a quante cose si possa arrivare a pensare quando ci si ritrova seduti per oltre 8 ore in un autobus semivuoto soli con la propria mente. Si dorme e si pensa, poi si mangia, quindi si dorme ancora e si ripensa. Si ascolta il vento che fa cigolare questo povero autobus e lo fa sbandare. Si guarda fuori, le distese infinite di nulla non aiutano a sfuggire ai propri pensieri.

arrivo a Londra.

12 ore di autobus, circa 40minuti di Tunnel della Manica, una quantità incalcolabile di pensieri e, in un attimo, davanti ai nostri occhi ecco apparire il Tamigi e il Big Ben avvolti nell'umidità londinese.
Come se non ne avessimo avuto abbastanza di autobus, prendiamo il 52, attraversiamo svariati luoghi tra i più turistici e non di Londra (una Londra rilassata in piena atmosfera da sabato sera) e arriviamo a casa di Francesca e Alessandro.

Passiamo una serata estremamente piacevole, stimolante, nonché difficile sotto molti aspetti.
Alessandro è un tipo realista e con le idee chiare, nemmeno un'ombra di insicurezza nel suo sguardo. Normalmente non mi sento a mio agio con tipi del genere perchè finiscono per dominarmi. Ma lui è intelligente e sa come affrontare certi discorsi. Ci chiede dei nostri progetti futuri, della nostra idea di trasferirci in Brasile. In altre occasioni mi sarei sentita infastidita dalla quantità e dal tipo di domande che ci rivolge, ma lui riesce a tenere viva la conversazione e a portarla avanti in modo stimolante.

Alessandro scioglie molti dei miei nodi, pone questioni che avevo paura a considerare. Il suo realismo si scontra con il nostro idealismo e ci lascia scoperti. 

A differenza di altre situazioni, questa volta non ho paura a sembrare sciocca o ingenua. Anzi. Voglio che continui a tirare fuori tutti quegli interrogativi, dubbi e timori che non ho il coraggio di affrontare da sola.

COSA ABBIAMO NOI DA OFFRIRE AL BRASILE? COSA ANDATE A CERCARE IN VIETNAM?

Domande che di solito mi mettono in crisi e che invece adesso ho voglia di affrontare e con cui vorrei confrontarmi. Cosa ho da dare io? Non solo al Brasile, ma al mondo in generale? Ho qualche talento o qualità che possa essere utile? Che so fare? Che ho voglia di fare? 

Mi voglio conoscere soprattutto e voglio sapere come combinare la mia tendenza al nomadismo con il desiderio che conservo dentro di avere una vita più normale, laddove la normalità per me non sarà mai normale.

Una frase per tutte conclude la nostra lunghissima giornata:

Se dovessi trovare te stesso in Vietnam...lascialo là".


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