22 Febbraio 2012
Al confine tra Argentina e Cile.
Già più Cile che Argentina.
Ennesimo controllo di passaporti e zaini e prodotti NON trasportabili (tipo frutta e verdura fresca, carne, etc...): stressante! Viaggiando in camion era tutto molto più semplice e veloce, controllavano solo i passaporti e poi garantiva il camionista.
Siamo stati "costretti" a viaggiare in autobus perchè i collegamenti commerciali tra Ushuaia e Punta Arenas sono rari e rischiavamo di fare autostop per giorni. Fino ad ora siamo stati molto fortunati, quindi ci siamo detti che era meglio non sfidare ulteriormente la sorte, considerando che ci sono rimasti pochi giorni e la strada da fare è ancora lunga.
Dopo 3000km in autostop è difficile riabituarsi a viaggiare in un autobus pieno di turisti.
24 Febbraio 2012
Punta Arenas
Siamo bloccati nell'unico posto dal quale desidero scappare.
Il nostro autobus doveva partire alle 10am per Puerto Natales ma la strada è stata chiusa proprio stamattina (e nessuno sa perchè); comunque, si dice che "forse" la riapriranno intorno a mezzogiorno.
L'imprevisto ci ha fatto innervosire e adesso siamo distantissimi: io seduta vicino a due cani randagi e lui nel mezzo del marciapiede. Almeno c'è il sole e nemmeno un alito del vento freddo tipico di questo posto così inospitale.
In realtà, Punta Arenas è una città tranquilla e credo che ci si possa vivere bene se si riesce a sopportare il freddo. Eppure, a me non ha trasmesso niente.
I cileni mi sembrano "formalmente gentili". Gentili ma formali. Formali, soprattutto. Manca quel calore, quella amabilità tipica del carattere argentino... ma forse è solo questione di latitudini.
Con i couchsurfers che ci hanno ospitato non ho notato nessuna intesa particolare. Erano disponibilissimi ma poco disposti a stabilire un contatto più profondo. Ci siamo visti poco e abbiamo parlato sempre di cose molto generali. Tuttavia, ho apprezzato l'incipit da sociologa che mi ha lanciato Maria Josè sul fatto che crescere vuol dire anche capire che si può fare qualcosa di diverso da quello che uno ha studiato, diverso da quello che la società si aspetta da te.
Crescere vuol dire soprattutto imparare a vivere fuori dagli schemi.
Forse era semplicemente quello che volevo sentirmi dire, ma mi ha fatto stare bene.
Abbiamo anche parlato del Cile.
Il paese si ritrova con il primo governo di destra dopo la dittatura. Si tratta di un governo guidato da un imprenditore ignorante (mumble...mumble, chi mi ricorda?) e che, secondo quanto dicono, porta pure sfiga perciò i cileni evitano di pronunciarne il nome.
L'ultimo anno è stato abbastanza turbolento dal punto di vista sociale e nel Nord continuano le proteste. Addirittura si dice che la strada potrebbe essere stata chiusa in seguito a qualche scontro.
Noi pazientemente aspettiamo (d'altronde non possiamo fare altro) e, con l'attesa, piano piano gli animi si rilasssano. Dopotutto l'attesa fa parte del viaggio, e rappresenta un momento di riflessione fondamentale, anche se ormai ci siamo abituati a trasporti rapidi e connessioni istantanee, dimenticandoci che il viaggio stesso è l'essenza del viaggio in generale. La meraviglia dell'atto fisico del muoversi, il trasportarsi da una parte all'altra, oppure, come in questo caso, attendere.
Come nell'autostop: laddove la parte più interessante è il fatto di entrare in contatto con persone diverse; allo stesso tempo, la parte più adrenalinica e stimolante è proprio l'attesa del passaggio, non il passaggio in se'.
1 comment:
First!
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