Thursday, October 23, 2014

estratto dai diari dell'Argentina #1

22 Febbraio 2012
Al confine tra Argentina e Cile. 
Già più Cile che Argentina.

Ennesimo controllo di passaporti e zaini e prodotti NON trasportabili (tipo frutta e verdura fresca, carne, etc...): stressante! Viaggiando in camion era tutto molto più semplice e veloce, controllavano solo i passaporti e poi garantiva il camionista. 

Siamo stati "costretti" a viaggiare in autobus perchè i collegamenti commerciali tra Ushuaia e Punta Arenas sono rari e rischiavamo di fare autostop per giorni. Fino ad ora siamo stati molto fortunati, quindi ci siamo detti che era meglio non sfidare ulteriormente la sorte, considerando che ci sono rimasti pochi giorni e la strada da fare è ancora lunga.
Dopo 3000km in autostop è difficile riabituarsi a viaggiare in un autobus pieno di turisti.


24 Febbraio 2012
Punta Arenas
Siamo bloccati nell'unico posto dal quale desidero scappare.

Il nostro autobus doveva partire alle 10am per Puerto Natales ma la strada è stata chiusa proprio stamattina (e nessuno sa perchè); comunque, si dice che "forse" la riapriranno intorno a mezzogiorno. 

L'imprevisto ci ha fatto innervosire e adesso siamo distantissimi: io seduta vicino a due cani randagi e lui nel mezzo del marciapiede. Almeno c'è il sole e nemmeno un alito del vento freddo tipico di questo posto così inospitale.

In realtà, Punta Arenas è una città tranquilla e credo che ci si possa vivere bene se si riesce a sopportare il freddo. Eppure, a me non ha trasmesso niente. 
I cileni mi sembrano "formalmente gentili". Gentili ma formali. Formali, soprattutto. Manca quel calore, quella amabilità tipica del carattere argentino... ma forse è solo questione di latitudini.

Con i couchsurfers che ci hanno ospitato non ho notato nessuna intesa particolare. Erano disponibilissimi ma poco disposti a stabilire un contatto più profondo. Ci siamo visti poco e abbiamo parlato sempre di cose molto generali. Tuttavia, ho apprezzato l'incipit da sociologa che mi ha lanciato Maria Josè sul fatto che crescere vuol dire anche capire che si può fare qualcosa di diverso da quello che uno ha studiato, diverso da quello che la società si aspetta da te. 
Crescere vuol dire soprattutto imparare a vivere fuori dagli schemi.
Forse era semplicemente quello che volevo sentirmi dire, ma mi ha fatto stare bene.

Abbiamo anche parlato del Cile. 
Il paese si ritrova con il primo governo di destra dopo la dittatura. Si tratta di un governo guidato da un imprenditore ignorante (mumble...mumble, chi mi ricorda?) e che, secondo quanto dicono, porta pure sfiga perciò i cileni evitano di pronunciarne il nome.
L'ultimo anno è stato abbastanza turbolento dal punto di vista sociale e nel Nord continuano le proteste. Addirittura si dice che la strada potrebbe essere stata chiusa in seguito a qualche scontro. 

Noi pazientemente aspettiamo (d'altronde non possiamo fare altro) e, con l'attesa, piano piano gli animi si rilasssano. Dopotutto l'attesa fa parte del viaggio, e rappresenta un momento di riflessione fondamentale, anche se ormai ci siamo abituati a trasporti rapidi e connessioni istantanee, dimenticandoci che il viaggio stesso è l'essenza del viaggio in generale. La meraviglia dell'atto fisico del muoversi, il trasportarsi da una parte all'altra, oppure, come in questo caso, attendere. 
Come nell'autostop: laddove la parte più interessante è il fatto di entrare in contatto con persone diverse; allo stesso tempo, la parte più adrenalinica e stimolante è proprio l'attesa del passaggio, non il passaggio in se'.

Monday, October 20, 2014

estratto dai diari del Vietnam #2 - la partenza


"E' la sensazione di cold day in the sun : paura ed emozione insieme. Ed è semplicemente stupendo!


Amsterdam, Amstel
05.02.2011
08:02 a.m.
In un misto di vento caldo e confusione comincia il nostro viaggio, e sono serena. 
Tuttavia, c'è qualcosa che mi da fastidio e mi chiedo cosa sia. Sarà tutta questa calma? 
Il tempo passa lento e io ho voglia di essere già kilometri e kilometri lontana da Amsterdam, con la speranza di lasciarmi demoni e fantasmi alle spalle.

(8:30) Amsterdam- Den Haag - Antwerpen - (12.30) Bruxelles - Londra - Doha - (tre giorni dopo) Repubblica Socialista del Vietnam.

A meno di 140km da Calais mi chiedo quanti autobus semivuoti come questo circolano per le strade d'Europa. In un continente in cui si calcolano almeno due auto per famiglia, si permette ad autobus semivuoti di percorrere la loro tratta giornaliera, no matter what. E' questo Occidente viziato e pieno di se' l'ambiente in cui ho passato 29 anni, l'unico che abbia mai conosciuto direttamente e che sto finalmente lasciando alle mie spalle.

Questo bizzarro giro per Olanda, Francia e Inghilterra ci porterà alla fine verso Sud-Est. un viaggio a ritroso nella storia e nel tempo; quasi un tentativo di dare un senso a questi 29 anni passati, scoprendo una cultura diversa e, con essa, qualcosa in più anche di me stessa.

E' incredibile a quante cose si possa arrivare a pensare quando ci si ritrova seduti per oltre 8 ore in un autobus semivuoto soli con la propria mente. Si dorme e si pensa, poi si mangia, quindi si dorme ancora e si ripensa. Si ascolta il vento che fa cigolare questo povero autobus e lo fa sbandare. Si guarda fuori, le distese infinite di nulla non aiutano a sfuggire ai propri pensieri.

arrivo a Londra.

12 ore di autobus, circa 40minuti di Tunnel della Manica, una quantità incalcolabile di pensieri e, in un attimo, davanti ai nostri occhi ecco apparire il Tamigi e il Big Ben avvolti nell'umidità londinese.
Come se non ne avessimo avuto abbastanza di autobus, prendiamo il 52, attraversiamo svariati luoghi tra i più turistici e non di Londra (una Londra rilassata in piena atmosfera da sabato sera) e arriviamo a casa di Francesca e Alessandro.

Passiamo una serata estremamente piacevole, stimolante, nonché difficile sotto molti aspetti.
Alessandro è un tipo realista e con le idee chiare, nemmeno un'ombra di insicurezza nel suo sguardo. Normalmente non mi sento a mio agio con tipi del genere perchè finiscono per dominarmi. Ma lui è intelligente e sa come affrontare certi discorsi. Ci chiede dei nostri progetti futuri, della nostra idea di trasferirci in Brasile. In altre occasioni mi sarei sentita infastidita dalla quantità e dal tipo di domande che ci rivolge, ma lui riesce a tenere viva la conversazione e a portarla avanti in modo stimolante.

Alessandro scioglie molti dei miei nodi, pone questioni che avevo paura a considerare. Il suo realismo si scontra con il nostro idealismo e ci lascia scoperti. 

A differenza di altre situazioni, questa volta non ho paura a sembrare sciocca o ingenua. Anzi. Voglio che continui a tirare fuori tutti quegli interrogativi, dubbi e timori che non ho il coraggio di affrontare da sola.

COSA ABBIAMO NOI DA OFFRIRE AL BRASILE? COSA ANDATE A CERCARE IN VIETNAM?

Domande che di solito mi mettono in crisi e che invece adesso ho voglia di affrontare e con cui vorrei confrontarmi. Cosa ho da dare io? Non solo al Brasile, ma al mondo in generale? Ho qualche talento o qualità che possa essere utile? Che so fare? Che ho voglia di fare? 

Mi voglio conoscere soprattutto e voglio sapere come combinare la mia tendenza al nomadismo con il desiderio che conservo dentro di avere una vita più normale, laddove la normalità per me non sarà mai normale.

Una frase per tutte conclude la nostra lunghissima giornata:

Se dovessi trovare te stesso in Vietnam...lascialo là".


Thursday, March 6, 2014

I feel stupid and contagious

ma come grazie?

io mando un messaggio idiota e privo di senso e come risposta ricevo nientepopodimenoche una nota della Farnesina che dice pressapoco questo:

"L'Ambasciatore ringrazia ma si dissocia da qualunque affermazione riguardante Antonio Gramsci non ritenendo affatto che fosse un gran figo (occhiali a parte). Tuttavia, è sua premura esprimere il piacere di poter collaborare con una persona che stima dal punto di vista intellettuale e di cui ne scoraggia il sotterramento, date le conseguenze che un tale gesto potrebbe avere sul piano diplomatico".

che devo dire...me la sono cercata.

Friday, June 28, 2013

side A, side B

A-B: more than 10.000 km







B-A less than 1 cm





A-B more than 8.000 km




if you don't consider the ocean, we're getting closer, after all.

Wednesday, April 17, 2013

unsorry

i'm sorry but sometimes i'm just not able to say i'm sorry. 



Friday, November 18, 2011

random thoughts of a sleepless mind

friday, pale sunny afternoon, I'm enjoying an unexpected free day after a ridicolous 4-hour sleep. 

I'll try to go for a walk to cure the bad taste left by the night shift. I'm leaving my job soon, heading for more exciting adventures that for once won't involve suit, fake smile and anaesthetic thoughts. or at least I hope so.

my drawings have their own life and, actually, have much more life than I do. they just keep popping up without lots of efforts from my side and this leaves me with mixed feelings. one day I hate them and the other day I deeply love them. sick. but wonderful.

looking for some inspiration on the world-wide web, I found something that made my day:

HE writes stories in 140 letters and HE draws them. THEY are certainly MORE than positive thoughts.






Wednesday, November 2, 2011

la pausa

un momento preciso di silenzio